14 luglio 2023 ho iniziato lo sciopero della fame
Esiste una verità ed è che 34 anni fa dalla cartella clinica di Villa Mafalda è sparita un’ora e più di monitoraggio fetale. La verità è che Mario non spingeva, il parto non si apriva, che mi hanno
“squartata” con le mani e saliti sopra in quatro per farlo uscire. La verità è che è stato messo in incubatrice e gli è stato somministrato l’anticoagulante, la verità è che era sin da subito ipertonico e non riuscivo a vestirlo, la verità è che al settimo giorno ha avuto le prime crisi di cianosi e poi epilettiche, la verità è che piangeva disperatamente. Al compimento dei 3 mesi è arrivata la diagnosi: non parlerà, non camminerà, non potrà studiare, lavorare… Avevo 26 anni ed è cominciata la nostra esistenza di diversità.
Forse abbiamo avuto pessimi “consiglieri”, ma tutti i medici interpellati, da subito ed ancora oggi con prove certe a livello diagnostico, hanno escluso qualsiasi forma di malattia rara, genetica,
degenerativa. Tuto ha – dopo varie perizie – portato ragionevolmente a confermare il nesso tra parto e sofferenza ipossico ischemica (assenza di ossigeno), ma non il nesso di negligenza dei
medici e della Clinica. Erano altri medici, la clinica aveva un’altra proprietà e adesso dopo tre decenni sono stanca di cercare colpevoli.
Poi esiste la verità giudiziaria: dopo 27 anni, ripeto 27 anni, (tanto ci vuole per fare giustizia in Italia); abbiamo perso la causa. Ci sta e, pur consapevole del fato che la nostra verità non era
compatibile con quella giudiziaria, ho accolto il verdeto con grande rassegnazione e rispeto per la giustizia.
Dopo il verdeto è arrivata la condanna, violenta e inappellabile, dove mi si impone di pagare quasi 300 mila euro di spese legali. Una cifra, lievitata con il passare degli anni, che io non ho
(per assistere mio figlio ho dovuto rinunciare al lavoro), e non posso affrontare.
Mi appello alla azienda Villa Mafalda, alle assicurazioni, a tute le contro parti: Avete bisogno dei beni di una persona disabile?
Volete veramente pignorare la casa destinata al durante e dopo di noi dove abitano persone adulte disabili, che hanno trovato lì una situazione di vita accetabile?
Vi invito a venire a parlare con noi, a conoscere dove viviamo e come viviamo e a cercare insieme a noi una soluzione per evitare di toglierci quel poco ossigeno che ancora ci resta.
Il Centro Antiviolenza Olympia de Gouges esprime tuta la solidarietà a questa donna guerriera che lota per far riconoscere i suoi diritti e nel contempo esterna l’incredulità e la sofferenza per
quanto accaduto perché lo considera una forma di prevaricazione sul più debole e quindi una forma di violenza.
Non si vuole certo entrare nel merito della vicenda, che si racconta da sè, ma semplicemente accendere un faro sul dolore che pervade questa storia, dolore che non incontra ne’ pietà ne’
compassione nei confronti di una madre che vede nascere il proprio figlio e, a causa di combinazioni infelici, se lo ritrova incapace di parlare, camminare e condurre una vita normale. A
questo Elena ha reagito con forza e determinazione cercando di costruire un futuro per lui e per altri come lui, meriterebbe un monumento. E invece….
Ha ragione Elena quando dice che il sistema deve cambiare perché sentenze di questo genere scoraggiano chi non è sufficientemente ricco a intraprendere percorsi legali, e quindi a violenza si
aggiunge violenza, camuffata con la legalità.
L’Associazione Olympia de Gouges è vicina a Elena Improta, Presidente dell’Associazione Oltre lo Sguardo e della Casa di Mario e la sostiene con tuta la forza delle sue donne.
